Sant'Agata, festa della Primavera

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  • San Pietro cura sant'Agata in carcere (Giovanni Lanfranco, 1615 ca.)
    San Pietro cura sant'Agata in carcere (Giovanni Lanfranco, 1615 ca.)
TitoloSant'Agata, festa della Primavera
Tipo di pubblicazioneMagazine Article
Anno di pubblicazione2008
Autore/iPillera G
MagazineIl Cantastorie Siciliano
Volume39
NumeroIV
Frequencymensile
Paginatura1
Data pubblicazione02/2008
Parole chiaveantropologia, devozione, mitologia, religione
Testo completo

Marte tramonta rosso fuoco, brillante nel cielo terso del breve inverno di Catania, nel cuore della notte, dietro il fianco settentrionale dell'Etna. Si sono ormai spente le luminarie natalizie e da giorni tutto sembra essere ripiombato nella routine opaca del quotidiano. Accoccolato sotto la coltre candida che ricopre il vulcano, tutto sembra vivere solo in attesa di una promessa: l'arrivo della primavera. Una promessa che a volte sembra mantenuta in anticipo, se è vero, come è vero, che il grande albero di mimosa di fronte casa mia e già in piena fioritura alla fine di gennaio.

Quest'anno coincidenza vuole che due delle nostre feste più sentite vengano insolitamente a coincidere: il carnevale, celebrazione della licenziosità e del divertimento, a partire da giovedì 31 gennaio fino al martedì grasso, 5 febbraio; mentre dal 3 al 5 febbraio, a Catania, la festa patronale di Sant'Agata, occasione di sentiti e sfarzosi festeggiamenti, espressione di tradizione e devozione millenarie. Vorrei qui proporvi una riflessione che la particolare coincidenza di date mi ha suscitato: cosa ha ereditato, se qualcosa ha ereditato, la gioiosa festa della santuzza dalla precedente tradizione dei saturnali (il carnevale latino) e, soprattutto, dai riti propiziatori in onore della primavera?

Occorre premettere che i saturnali si festeggiavano dal 17 al 23 dicembre con un burlesco sovvertimento dell'ordine sociale; ma la festività, al di là del risvolto sociale, riposava sulla credenza che le divinità infere, rappresentanti del freddo mondo dei morti, vagassero in corteo sulla terra per tutto il periodo invernale. Queste entità dovevano essere placate e convinte a ritornare nel loro mondo ctonio con festeggiamenti e sacrifici in loro onore. Vi è dunque un'affinità molto forte tra la tradizione del carnevale e tutti i riti celebrativi del ciclo dell'anno. Più in generale, lungo tutto il corso della civiltà greco-romana, sul cominciare dell'inverno e verso la sua fine, si celebravano riti in onore di Giunone Lucina e di Marte, di Demetra (colei che donò i cereali agli uomini) e della figlia Persefone (che nel mito è la portatrice della bella stagione), tutte divinità legate alla fecondità, alla terra e alla vegetazione.

Nei primi giorni di febbraio, infatti, con l'imminente risveglio della vegetazione, il calendario latino prevedeva alcune cerimonie di purificazione connesse con l'auspicio di un buon raccolto, come i lupercali. Un momento particolare della festa era la februatio, celebrata alle calende di febbraio. Dea Februa era Iunio Februata (Giunone purificata), in onore e per intercessione della quale si svolgeva un rito di purificazione della città in cui le donne giravano in processione per le strade con ceri e fiaccole accese. Un eco di questa festa si ritrova, ad esempio, nella tradizione cristiana della Candelora, che fu sostituita ai lupercali e che cade, appunto, il 2 febbraio, in ricordo della presentazione di Maria al tempio. Per gli ebrei, infatti, dopo il parto di un maschio una donna era impura per 40 giorni. Il periodo di inizio febbraio, dunque, rappresenta un momento di passaggio, tra l'inverno, associato al buio e alla morte, e la primavera, che rimanda alla luce e al risveglio (non a caso la Pasqua è una festività primaverile). Tale passaggio viene celebrato dalla notte dei tempi attraverso rituali propiziatori di purificazione (nel cristianesimo la Quaresima) e di giubilo.

Per le tradizioni del Nord Europa questa ricorrenza viene chiamata Imbolc (da imbolg = nel grembo), particolarmente legata alla triplice Dea Brigit (o Brigid), divinità del fuoco, della poesia e della guarigione. In età cristiana il ruolo della dea venne affidato alla figura di Santa Brigida, a cui vengono attribuite tutte le caratteristiche della divinità, in particolare quella del fuoco sacro.

Sant'Agata, oltre a possedere facoltà in comune con Santa Brigida, come il dominio sul fuoco (la patrona di Catania è infatti ritenuta la salvatrice della città da numerose eruzioni dell'Etna), è stata sottoposta, secondo la tradizione, al supplizio dell'asportazione del seno, che per miracolo le è ricresciuto. Come si intuisce, il seno è uno dei più forti simboli di fecondità, prosperità, vita e il passaggio asportazione-ricrescita potrebbe essere ricollegato al trapasso inverno-primavera. Inoltre, la processione delle candelore ricorda da vicino la februatio, celebrata in onore della dea Giunone, fra tutte le divinità olimpiche rappresentante per eccellenza di femminilità, prosperità e fecondità.

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