Trimap. Social learning e mappature per il settore no-profit

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TitoloTrimap. Social learning e mappature per il settore no-profit
Tipo di pubblicazioneConference Proceedings
Anno del convegno2011
Autore/iPillera G
Titolo del convegnoSIEL2011. VIII Congresso Nazionale della Società Italiana di e-Learning
Numero di volumi1
CollanaConnessi! Scenari di Innovazione nella Formazione e nella Comunicazione
Paginatura739-743
Data pubblicazione09/2011
EditoreLedizioni
Luogo del convegnoReggio-Emilia
ISBN9788895994765
Parole chiaveDrupal, geo-tagging, no-profit, social learning, VLC
Abstract

Trimap è un progetto sperimentale di mappatura “dal basso” e di social learning per il mondo del no-profit. Attualmente il progetto è in fase di test, su scala regionale, in Sicilia. Obiettivi principali: misurare, aggregare, collegare, mettere in relazione, cooperare, co-progettare, autoformarsi, informarsi, aggiornarsi. Costruire intrecci all'interno del variegato mondo del III settore e tra questo ed enti locali, mondo scolastico, università, mercato.

Testo completo

Introduzione

I fondamentali orientamenti di ricerca nel campo delle scienze della formazione (comportamentismo, cognitivismo e costruttivismo) hanno determinato altrettanti modelli di progettazione e sperimentazione di ambienti di insegnamento e apprendimento on line, che spesso si ibridano tra loro o con altri ambienti e strumenti web [1]. In questa fase di rapida evoluzione tecnologica e di “esplosione” della partecipazione dei singoli in particolare attraverso l'utilizzo di ambienti di social networking alla costruzione delle reti di “oggetti” e significati ospitati nel web, gli approcci più innovativi, come in Italia i paradigmi DULP e Complex learning [2], appaiono caratterizzati da un mix bilanciato ma flessibile tra apprendimento formale e non formale, strutturato e destrutturato, generato comunque entro un ambiente aperto alle risorse della rete ed altamente interattivo.

All'infuori dei percorsi di formazione formali e strutturati, cresce ulteriormente l'esigenza di un ambiente all'interno del quale possano liberamente intrecciarsi relazioni e attivarsi percorsi di ridefinizione identitaria, mediante il confronto dei punti di vista, lo scambio di esperienze, l'individuazione di obiettivi condivisi e la collaborazione per raggiungerli. È specialmente in questa chiave che deve leggersi la sperimentazione illustrata nel presente contributo, indirizzata ad implementare un framework on line per l'auto-costruzione di una rete di conoscenza geolocalizzata relativa al dominio degli enti no-profit. Il processo apprenditivo, in tali condizioni, non può essere pre-determinato, essendo la risultante socialmente costruita della complessa interazione che si genera all'interno di una comunità on line, ma l'ambiente in cui tale processo prende forma può essere progettato, implementato, valutato e ridisegnato sulla base dei limiti emersi dal suo stesso utilizzo. Questo approccio, nato per contesti educativi “in presenza” e conosciuto come DBR (Design-Based Research), è la metodologia che si è scelto di adoperare per lo sviluppo del progetto [3].

 

Open source e società della conoscenza

Una VLC (Virtual Learning Community) può essere intesa come l'ambito della co-costruzione di significati per mezzo di una comunicazione digitale e reticolare, all'interno di un gruppo di attori sociali che condividono, più o meno esplicitamente, uno scopo formativo. Esso può emergere dall'orientamento della comunicazione verso compiti specifici piuttosto che verso la condivisione di pratiche ed esperienze [4]. Ma a prescindere dallo scopo finale di una VLC, essa cristalizza i propri processi di comunicazione (tracciabili e archiviabili), che coagulano nella costruzione collettiva di artefatti multimediali: da semplici blog e forum ipertestuali, ad e-book e wiki-book, mappe concettuali, audiovisivi, ecc...

Diventano allora centrali, rispetto alla FAD, al knowledge management e più in generale ai processi di definizione degli emergenti assetti socio-economici che tentiamo di controllare e indirizzare, i vincoli posti alla diffusione e alla circolazione dei contenuti nella forma smaterializzata della comunicazione telematica. La problematica è generata alla radice a partire dalle scelte sulla trasparenza del codice con cui sono creati i software (sorgente chiusa Vs open source) e con cui i software “scrivono” i documenti elettronici (formati proprietari Vs non proprietari), scelte di produzione e consumo che andrebbero probabilmente ripensate sulla base del principio di un'ampia e libera diffusione dei saperi, di una comunicazione orizzontale e solidale, di protocolli aperti e condivisi, piuttosto che di sistemi e dati informatici che non dialogano tra di loro, di algoritmi e documenti protetti, inaccessibili, di materiali non riutilizzabili [5].

A livello strutturale il problema si può pensare in termini di una sostanziale difficoltà, da parte dei capitali, a confrontarsi con un sistema di comunicazione simbolica di massa reticolare, a migrare verso un modello di business in cui alla diffusione di informazione broadcasting (uno-a-molti, quindi facilmente controllabile), si affianca sempre più largamente un approccio sociale, comunitario, inter-attivo. I formati elettronici chiusi, nell'epoca della riproducibilità tecnica digitale, rappresentano allora un anacronistico ostacolo ad un grande cambiamento di paradigma, ad un salto di qualità nelle tecniche di creazione, gestione e trasmissione della conoscenza, basato sulla possibilità di trattare la quantità, di farlo con nuovi strumenti ed in maniera reticolare, collettiva, collaborativa. La prospettiva di riferimento, del resto, è quel modello di sviluppo avanzato, definito società della conoscenza, che l'UE si pone quale obiettivo strategico in uno scenario globalizzato e fortemente competitivo come quello attuale. Tali indirizzi di sviluppo sono stati elaborati dal 2000 al 2010 nei vari documenti ufficiali raggruppati sotto il nome “strategia di Lisbona”, i cui obiettivi si cerca di raggiungere soprattutto tramite gli imponenti LifeLongLearningProgram e VII Programma Quadro.

Il software open source, che introduce principi di economicità e trasparenza, garantendo flessibilità e possibilità di personalizzazione dei programmi, così come riutilizzo e continuo miglioramento orizzontale del codice (e quindi delle prestazioni), è apparsa una scelta adeguata, oltre che sostenibile. Inoltre, dovendo sostanziare una rete solidale alla ricerca del “bene comune”, un software GNU-GPL creato da comunità di programmatori ed esperti diffusi in tutto il mondo, che a loro volta utilizzano ambienti di rete per comunicare, coordinarsi e cooperare ― un software che diventa esso stesso bene comune ― è una scelta, anche ideologica, che difendiamo con forza.

È per tutte queste ragioni, riconducibili all'esigenza di acquisire un ambiente di base economico e flessibile, che si è optato per uno dei CMS open source e gratuiti più robusti e modulabili. Il software, chiamato Drupal (www.drupal.org), è stato integrato con Googlemap per la geolocalizzazione di utenti e contenuti, oltre che con svariati tools per la condivisione, la comunicazione e il networking. A livello di infrastruttura tecnologica, Drupal 6.x si propone come piattaforma affidabile, altamente personalizzabile e rimodulabile, frutto di un continuo lavoro di espansione e limatura, all'interno del più ampio processo di remediation [6] che va a determinare l'architettura delle varie versioni ed estensioni. Drupal può ospitare agevolmente un sistema di FAD tradizionale con una didattica essenzialmente unidirezionale, basata su modelli cognitivo-comportamentali [7] ovvero supportare l'integrazione con Moodle, LMS anch'esso open source e gratuito [8]. Ciononostante il cuore della nostra iniziativa pulsa su modelli più avanzati, in cui l'apprendimento è visto come risultato emergente, come co-prodotto dell'interazione tra gli utenti, della reciproca collaborazione e dell'interazione degli utenti col sistema, in una prospettiva che si inquadra tra i paradigmi del social learning [9] e del net-worked learning [10].

 

Drupal + tre mappe = Trimap. Contenuti, risorse, strumenti di comunicazione

Il risultato della sperimentazione, chiamato Trimap (www.trimap.it), è un framework on line per mappature di comunità e condivisione di conoscenza su scala regionale. I contenuti che le organizzazioni iscritte alla community possono inserire all'interno della VLC sono riconducibili alle seguenti tipologie: profilo utente configurabile con informazioni, contatti e competenze ricercate; e-portfolio dei progetti; e-books (spazi wiki per la scrittura collaborativa); blog di ogni utente; sistema per la creazione di campagne con firma on line; eventi da segnalare o promuovere; contenuti riservati alla cura o selezione degli amministratori e/o ai moderatori (questionari, sondaggi, definizione dei temi degli e-books, aggregatore RSS da siti di possibile interesse per il no-profit).

Le risorse che arricchiscono, potenziano ed elaborano i contenuti, sono: geo-tagging per la mappatura di utenti, eventi e progetti (e potenzialmente di qualsiasi tipo di contenuto); free tagging di ogni contenuto e archivio tag A-Z; possibilità di allegare files ai contenuti ed archivio file organizzato per tag; indirizzario interattivo degli utenti (con funzioni di ricerca semi-automatizzate); ricerca base e avanzata (per tipologia di contenuto, utente, localizzazione); calendario ove inserire eventi e progetti.

Gli strumenti di comunicazione, infine, sono: RSS; sistema di messagistica privata interna; bacheca pubblica; chat; newsletter; ambiente per web-conference (gli ultime tre ancora in fase di sviluppo).

Attraverso la geo-localizzazione delle diverse tipologie di organizzazioni aderenti, dei progetti inseriti nei rispettivi e-portfolio e degli eventi o attività promossi in calendario, viene generata, una triplice mappatura (dei soggetti no-profit, della loro progettualità e della loro attività pubblica), acquisendo così una fotografia dinamica e processuale di soggetti ed interventi che aprono alla condivisione di un possibile progetto di cambiamento territoriale.

La piattaforma mira a favorire e incentivare aggregazione, relazioni, scambio di informazioni e di modelli d'intervento, progettazione in rete e cooperazione tra soggetti no-profit attivi nella promozione sociale, culturale e civica. In particolare Trimap può aiutare a generare intrecci e sinergie tra organizzazioni no-profit e tra queste ed altre tipologie di istituzioni (aziende, scuole, enti locali, pubbliche amministrazioni, organismi sovranazionali). I navigatori del sito, infatti, possono cercare gli utenti registrati nel sistema in base ai vari parametri che costituiscono il profilo, agevolando così la comunicazione inter-istituzionale, l'individuazione e la costruzione di partnership finalizzate a specifici interventi così come lo scambio di buone pratiche.

In questo senso la progressiva costruzione di una mappatura dal basso del settore no-profit nei contesti regionali diventa strumento essenziale di costruzione collettiva della conoscenza e la sua interrogazione occasione di apprendimento. I dati inseriti e geotaggati dagli utenti, infatti, vengono rappresentati sulle tre mappe principali (presto fruibili anche con dispositivi mobili), la cui consultazione può essere ulteriormente raffinata (mappe di tipologie specifiche di soggetti no profit, mappe tematiche di progetti, mappe di attività realizzate da una certa categoria di soggetti, ecc...): se si assume che l'apprendimento è basato sulla lettura e l'interpretazione dell'informazione ai fini della modifica dei propri comportamenti, lo studio di questo tipo di mappe, organizzazione puntuale e interconnessa di esperienze, quand'anche parziale, consente di attivare una lettura multidimensionale del territorio come base per interventi più mirati, consapevoli, coordinati e inter-operati.

 

E-portfolio

Di nuova frontiera si prospettano anche le implicazioni pedagogiche connesse all’uso dell’e-portfolio, dispositivo multimediale diffuso a livello internazionale, ma poco valorizzato in Italia, rispetto al quale sembra mancare, per l’appunto, un complessivo impianto pedagogico che ne valorizzi appieno le ricadute sul terreno dei processi formativi. L’e-portfolio, strumento di rispecchiamento critico del percorso di formazione, anche in seno a gruppi, istituzioni e reti, permette di promuovere lo sviluppo delle potenzialità dei soggetti entro nuovi ambienti di apprendimento, luoghi di contrattazione e mediazione continua, funzionali al processo di auto-rappresentazione [11].

Creando un e-portfolio dei progetti realizzati, le organizzazioni sono stimolate a riflettere su conoscenze e competenze acquisite, a prendere atto dei traguardi raggiunti, a narrare e condividere la propria “storia”, a prospettarne nuovi sviluppi. Tale dispositivo, richiamando l’attenzione sulla dimensione progettuale, emotiva, affettiva, sociale, consente anche di valorizzare non poche competenze, presentando possibili ricadute positive sugli aspetti socializzanti dell’esperienza educativa tra contesti d’apprendimento formali e informali. Sebbene ognuno possa decidere se condividere o meno ogni pagina del proprio e-portfolio (ed eventualmente con chi), è chiaro come la possibilità di mettere in comune archivi di progetti costituisca un'ulteriore occasione di scambio di conoscenze e buone pratiche. Gli utenti di Trimap, inoltre, possono localizzare non solo la propria sede (geotaggando l'account) ma anche i progetti raccolti nell'e-portfolio e gli eventi realizzati (inseriti in calendario), offrendo così una traccia chiara e geografica, una memoria flessibile, fruibile, riutilizzabile di attività e percorsi di intervento.

 

Opportunità, stato dell'arte, trasferibilità, valutazione

Lo sviluppo del III settore può aiutare a migliorare globalmente il background dei sistemi socio-economici regionali, non solo perché le sue organizzazioni lavorano anche nel mercato (direttamente o come assuntori servizi); ma soprattutto perché esse incidono sul tessuto sociale con una logica che non è quella del profitto, bensì quella della reciprocità della relazione interpersonale [12], insistendo su diversi campi d'azione strategici per lo sviluppo di capitale sociale, culturale e creativo. Infatti la promozione e l'inclusione sociale, l'educazione e la diffusione culturale, la tutela e la valorizzazione ambientale, il turismo solidale e responsabile, l'integrazione culturale, l'educazione interculturale, ecc. contribuiscono largamente all'incremento della coesione sociale, dell'interesse e della cura dei beni comuni, della partecipazione alla comunità e alla sua vita culturale, civile e politica, determinando processi decisionali maggiormente partecipati, dinamismo sociale, capacità critica e creativa ed in ultimo condizioni e opportunità favorevoli per investimenti economici di successo.

In Sicilia il III settore, a fronte di un consistente numero di organizzazioni, presenta un'esigua dimensione media delle stesse ed un modesto volume di addetti (specialmente lavoratori subordinati), insieme ad una forte dipendenza dai finanziamenti pubblici [13]. Queste ed altre caratteristiche strutturali, come un pesante deficit nelle competenze comunicative e manageriali, limitano un networking ed una cooperazione efficace su base regionale. Trimap aspira a colmare parzialmente questo gap con un approccio bottom-up che punta a migliorare la comunicazione e l'informazione reciproca tra organizzazioni ma anche a fornire ambienti e strumenti per la formazione continua ed il lavoro cooperativo in rete, in particolare la co-progettazione e lo scambio di buone pratiche.

La community è stata inaugurata il 10 ottobre 2010 con un invito rivolto a 250 indirizzi di posta elettronica di enti no-profit siciliani raccolti sul web, di cui 72 (28,8%) hanno confermato l'iscrizione alla piattaforma mediante controllo di sicurezza (7 cooperative sociali, 58 associazioni, 3 comitati e 4 associazioni di secondo livello o consorzi). Allo stadio attuale i livelli di partecipazione alla piattaforma sono molto bassi, anche per il prolungarsi di una prima fase di intenso sviluppo tecnico. Nel frattempo sono state acquisite le partnership dell'APS Omegatre, un consorzio di enti no-profit che si occuperà di animare la VLC e di SGI srl, azienda specializzata in servizi gestionali integrati per le imprese, interessata a scambiare know-how. Attualmente il software potrebbe essere già aperto al panorama nazionale, anche se l'intento è di creare alleanze territoriali ed empowerment delle comunità locali. In questo senso Trimap può essere facilmente clonato per la costruzione di un sistema di mappature no-profit regionali ovvero, allargando la prospettiva, ad un sistema di mappature su scala europea. In quest'ultimo caso, sola condizione per l'internazionalizzazione è la traduzione dell'interfaccia. A dimostrazione dell'interesse di un sistema informativo di questo tipo su base europea, Trimap è stato selezionato come membro di SMILIES, Small Mediterranean Insular Light Industries Enhancement and Support (www.smilies-project.eu), progetto co-finanziato dal FESR.

A partire da Settembre 2011, infine, sarà diffuso alla community un questionario di valutazione sul modello Servqual di Parasuraman [14] che, prevalentemente attraverso scale Likert a 5 gradi, indaga il gradimento dell'iniziativa nel suo complesso e l'user friendliness della piattaforma, oltre alla propensione all'utilizzo di strumenti informatici, tecnologie e tools di rete nell'attività delle organizzazioni no-profit, nonché come gli stessi vengono percepiti e valutati in termini di utilità, usabilità, potenzialità. Si è inoltre costruito un secondo questionario esplorativo a risposta chiusa, orientato a rilevare alcune tipologie di bisogno e diviso nelle seguenti aree: attività, utenti e staff; sedi sociali; formazione; fondi, risorse e progettazione. Entrambi i questionari, insieme ai dati quantitativi relativi all'interazione sulla piattaforma (accessi globali e alle pagine, numero di post e forumizzazione, messaggi scambiati, ecc...), serviranno anche da orientamento per una riformulazione futura del disegno di Trimap.

 

Bibliografia

  1. R. Maragliano (a cura di), Pedagogie dell'e-learning, Roma-Bari, Laterza, 2005.

  2. C. Giovannella, DULP: complessità, organicità, liquidità, Interaction Design & Architecture(s), N. 7&8, 2009, pp. 11-15; E. Guglielman e L. Vettraino, Complex learning. Un modo possibile di essere DULP, Interaction Design & Architecture(s), N. 7&8, 2009, pp. 16-20.

  3. M. Pellerey, Verso una nuova metodologia di ricerca educativa: la Ricerca basata su progetti (Design-Based Research), Orientamenti Pedagogici, vol. 52, N. 5, 2005, pp. 721-737.

  4. A. Calvani, Rete, comunità e conoscenza, Trento, Edizioni Erickson, 2005.

  5. M. Berra e A. R. Meo, Informatica solidale. Storia e prospettive del software libero, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.

  6. J. D. Bolter e R. Grusin, Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Milano, Guerini e Associati, 2002.

  7. B. Fitzgerald, Drupal for Education and E-learning, Birmingham, Packt, 2008.

  8. A. Favaretto, Un ambiente integrato per l'apprendimento allargato, Interaction Design & Architecture(s), N. 7&8, 2009, pp. 72-75.

  9. A. Bandura, Social Learning Theory, Englewood Cliffs NJ, Prentice Hall, 1977.

  10. P. Goodyear e S. Retalis, Technology-enhanced learning: design patterns and pattern languages, Rotterdam, Sense Publishers, 2010.

  11. L. Giannandrea e P. G. Rossi, Che cos'è l'e-portfolio, Roma, Carocci, 2006.

  12. S. Zamagni (a cura di), Libro bianco sul Terzo settore, Bologna, Il Mulino, 2011, pp. 13-58.

  13. F. Lorenzini (a cura di), Istituzioni nonprofit in Italia, Roma, Istat, 2001.

  14. A. Parasuraman, V. A. Zeithaml, L. L. Berry, Reassessment of expectations as a comparison standard in measuring service quality, Journal of Marketing, vol. 58, 1994, pp. 111-124.